AMALFI
Amalfi, il suo Duomo e la Repubblica
Amalfi fu la capitale di una potenza marinara medievale, e la sua cattedrale a strisce domina ancora la città. Uno sguardo più attento al Duomo, al Chiostro e alla repubblica.
Check dates and availability ↗Una capitale alla foce di una gola
Amalfi dà il nome all'intera costa, e per una buona ragione: per alcuni secoli nel Medioevo fu uno degli stati più potenti del Mediterraneo. La città sorge dove una profonda gola, la Valle dei Mulini, incontra il mare, con le case arrampicate sul burrone dietro un compatto lungomare e un'unica grande piazza. Rispetto al caos quasi verticale di Positano, Amalfi è quasi pianeggiante e percorribile a piedi, un luogo che vive la propria quotidianità piuttosto che esibirsi per i visitatori. La scala è ingannevole — questa modesta cittadina di vicoli a gradini e porto operativo un tempo gestiva flotte commerciali attraverso il mare e commerciava con Bisanzio e il mondo arabo. Capire Amalfi significa tenere insieme due immagini: una tranquilla cittadina di mare italiana e la capitale rimpicciolita di una potenza marinara scomparsa.
La repubblica marinara
Tra il IX e il XII secolo circa, Amalfi fu una delle repubbliche marinare d'Italia, accanto a Venezia, Genova e Pisa — uno stato commerciale indipendente che contava ben oltre la dimensione del suo porto. I suoi mercanti commerciavano in tutto il Mediterraneo, dal Nord Africa al Levante, e la tradizione locale attribuisce alla città la diffusione della bussola magnetica nella navigazione occidentale e un antico codice di diritto marittimo, le Tavole Amalfitane, che a lungo regolò il commercio sul mare. La sua indipendenza svanì dopo la dominazione normanna e i saccheggi del XII secolo, e gran parte della città medievale andò poi perduta — si dice che una grande tempesta nel XIV secolo ne spazzò via una parte in mare. Ciò che sopravvive è la memoria, scritta nella cattedrale, nell'antico arsenale dove si costruivano le galere, e in un fiero orgoglio locale per un'età dell'oro ormai lontana.
Il Duomo di Sant'Andrea
Nulla annuncia l'antica importanza di Amalfi come la sua cattedrale. Il Duomo di Sant'Andrea sorge in cima a un'ampia e ripida scalinata che parte dalla piazza principale, con la facciata un tripudio di pietra a strisce e mosaici dorati in uno stile che mescola influenze normanne, arabe e bizantine — un volto che dice a colpo d'occhio che questa città guardava a est attraverso il mare, non solo verso l'entroterra. Un alto campanile staccato, con maioliche e torrette, si erge accanto. Sotto la chiesa, la cripta custodisce le reliquie associate all'apostolo Sant'Andrea, patrono della città, portate qui nel XIII secolo; le sue feste restano i grandi eventi dell'anno amalfitano. La salita di quei gradini fa parte dell'esperienza, e la vista che si gode da lassù sulla piazza sottostante è uno dei momenti clou della città.
Il Chiostro del Paradiso
Accanto al Duomo si cela il suo tesoro più silenzioso, il Chiostro del Paradiso. Costruito nel XIII secolo come luogo di sepoltura per le personalità della città, è un sereno rettangolo di slanciate arcate intrecciate, dal fascino decisamente moresco, che incornicia un piccolo giardino di palme: un'oasi di pace a pochi passi dalla piazza affollata. Le arcate imbiancate e le colonne binate ricordano più l'Andalusia o il Nord Africa che l'Italia continentale, un altro richiamo a quanto lontano si spingesse un tempo lo sguardo di Amalfi sul Mediterraneo. Attorno, nel complesso del Duomo, si trovano frammenti delle chiese più antiche della città, sarcofagi medievali e affreschi consunti. È un luogo piccolo, che si visita in fretta, ma è l'angolo più suggestivo di Amalfi, e il passaggio dalla luce accecante della piazza alla sua ombra è un momento che i viaggiatori ricordano a lungo.
Il commercio della carta
L'altra grande eredità di Amalfi è la carta. L'acqua che scorre nella Valle dei Mulini, alle spalle della città, alimentava un tempo una serie di cartiere, e Amalfi divenne uno dei primi centri europei della produzione cartaria, realizzando una spessa carta artigianale di stracci di cotone, la bambagina, apprezzata in tutta la regione. Oggi pochi artigiani mantengono viva questa tradizione, e un piccolo museo della carta, ospitato in un vecchio mulino lungo la valle, ne racconta la storia e mostra torchi e martelli di pietra in azione. È sia una buona visita per le ore di pioggia, sia un souvenir autentico: fogli, quaderni e biglietti di carta amalfitana fatta a mano che battono di gran lunga una calamita da frigo. La passeggiata nella valle, che sale oltre i vecchi mulini, è una fresca e verde fuga dal lungomare nelle giornate calde.
Amalfi oggi, a piedi
Nonostante tutta la sua storia, Amalfi è una città facile da godersi. La piazza davanti al Duomo, con la sua fontana e i tavolini dei caffè, è il cuore naturale, e da lì la via principale risale la gola, fiancheggiata da negozi che vendono limoni, limoncello, ceramiche e carta. Il lungomare offre il porto, il molo dei traghetti e una striscia di spiaggia. Essendo più pianeggiante e compatta rispetto alle vicine, Amalfi è la città più accogliente della costa per chi trova le scale di Positano o la salita di Ravello impegnative, ed è il posto migliore per fermarsi a pranzo con calma. Dategli più di una sosta fotografica: salite i gradini del Duomo, entrate nel chiostro, inoltratevi un po' nella valle, e lasciate che l'antica capitale del mare si riveli tra le bancarelle di souvenir.